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Bonifacio Veronese

BONIFACIO PITATI DETTO BONIFACIO VERONESE

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Bonifacio Pitati (de' Pitati), detto Bonifacio Veronese nasce a Verona nel 1487 circa.
Trascorre un periodo di apprendistato nella bottega di Jacopo Palma il Vecchio, per poi strutturarsi un proprio mercato, producendo quadri di devozione privata. Lavori come la Madonna con il Bambino e i ss. Giovannino, Girolamo, Dorotea e Caterina dell’Ermitage, a San Pietroburgo (circa 1520), l’Adorazione dei pastori del Birmingham Museum and Art Gallery (circa 1525) o la Sacra Famiglia e i ss. Antonio da Padova, Antonio abate, Maria Maddalena, Anna e Giovannino del Louvre (circa 1526), si caratterizzano soprattutto per l’ispirazione nordica dei paesaggi. Capolavoro di questa prima fase è Lot e le figlie, ora al Chrysler Museum of Art di Norfolk, realizzata probabilmente prima del 1520. L’opera riflette tutto il dramma della Venezia del doge Leonardo Loredan nel terribile incendio in laguna dipinto sullo sfondo. Dopo la morte del maestro e collega Palma il Vecchio, nel 1528, Pitati si propone da protagonista sul panorama artistico veneziano. L’occasione gli giunge con la commissione per la Pala di s. Michele per la chiesa dei Ss. Giovanni e Paolo. Nel 1528 viene anche completato il palazzo dei Camerlenghi, eretto sulle ceneri del terribile incendio del 1514, che aveva devastato Rialto. Al Pitati viene assegnato il progetto di decorazione, decorazione che viene ultimata quindici anni dopo, grazie alla collaborazione di molti allievi, tra i quali Tintoretto, Andrea Schiavone e Jacopo Bassano. Tra le opere si possono menzionare il Cristo in trono e santi (1530) (Venezia, Gallerie dell’Accademia) e l’Adorazione dei Magi (Venezia, Gallerie dell’Accademia). Oltre al mercato della borghesia artigiana, Bonifacio Pitati riesce a ricevere anche alcune importanti commissioni ecclesiastiche, la più prestigiosa delle quali è la decorazione dell’altare delle Reliquie nella chiesa di S. Maria dei Servi, databile al 1533. In meno di due anni si aggiudica anche la commissione delle tele per il refettorio del monastero certosino di S. Andrea di Lido, dove il pittore è chiamato a realizzare una sorta di trittico composto da un grande quadro centrale con l’Ultima cena (Venegono, Varese, Seminario arcivescovile), affiancato da due laterali con i Ss. Beatrice e Girolamo e i Ss. Bruno e Caterina (entrambi a Venezia, Gallerie dell’Accademia).
Ancora nel 1548 giungono altre diverse commissioni ecclesiastiche ma di lì a poco Bonifacio ridimensiona drasticamente la propria attività per limitarsi solo alla gestione economica della bottega.
Muore senza figli a Venezia, nella contrada di San Marcuola il 19 ottobre 1553.

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