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Alessandro Magnasco

ALESSANDRO MAGNASCO

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Alessandro Magnasco nasce a Genova nel 1667 da padre pittore.
Già nel 1672, dopo la morte precoce del padre, si trasferisce a Milano. Successivamente è allievo nella bottega di Filippo Abbiati, uno dei pittori milanesi più attivi nella realizzazione di grandi pale d'altare caratterizzate dalla drammaticità della pittura sacra del primo Seicento lombardo.
In questo primo periodo dell'attività del Magnasco, le forti suggestioni della pittura lombarda conducono a tele quali l'Estasi di s. Francesco (Genova, Galleria di Palazzo Bianco); la Maddalena penitente o il Cristo Portacroce (collezioni private). In questo momento si colloca anche la produzione ritrattistica del Magnasco, improntata a una presentazione antiretorica e anticelebrativa dei personaggi: il Bartolomeo Miconi (Milano, Pinacoteca di Brera), il Gentiluomo (Genova, Galleria di Palazzo Bianco) e le due Dame a pendant (Como, Civico museo e collezione privata).
Negli anni novanta del Seicento, il Magnasco si inserisce nel gruppo degli specialisti dei generi pittorici 'minori'. Inizia dunque a dipingere le sue prime opere di genere, come La riunione dei quaccheri (1695), di collezione privata. La maggior parte di queste tele viene eseguita con la collaborazione di paesaggisti e pittori di rovine.
Dopo l'esperienza milanese, il Magnasco si trasferisce a Firenze, probabilmente nel 1703, dove produce diverse tele per conto del Gran Principe Ferdinando, come La Scena di Caccia (1706-07) oggi conservata al Wadsworth Museum di Hartford (USA). Le tele tuttora conservate agli Uffizi, e descritte nell'inventario della collezione del gran principe Ferdinando de' Medici, attestano il favore goduto dal Magnasco presso questo coltissimo mecenate.
Verso il 1708 rientra a Milano, dove lavora per importanti famiglie come i Borromeo e i Visconti. Tra il 1719 e il 1725 gli viene affidata una prestigiosa commissione: quattro dipinti di grandi dimensioni da destinare all'Abbazia di Seitenstetten in Austria: la Biblioteca e il Refettorio dei cappuccini, la Sinagoga e il Catechismo nel duomo di Milano.
L'ultima opera databile con certezza è Il furto sacrilego (Milano, Museo diocesano) eseguito poco dopo il tentativo di furto compiuto nella chiesa di S. Maria di Siziano (Pavia) nel gennaio 1731. In questa tela la tenebrosa vicenda viene raffigurata fino al macabro epilogo dell'impiccagione dei malfattori, in un linguaggio drammatico dove i morti, sotto forma di scheletri, emergono dalle tombe della chiesa per difenderla e scacciare i ladri.
Infine nel 1733 Magnasco torna a vivere a Genova, dove rimane fino alla morte. Del periodo genovese sono Il pittor pitocco, opera in cui Alessandro si autoritrae mentre dipinge un violinista ambulante storpio (coll.privata), o il Trattenimento in un giardino d'Albaro (Palazzo Doria-Tursi, Genova), databile introno al 1740.
L'artista muore a Genova, a ottantadue anni, il 12 marzo 1749.

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