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Artemisia Gentileschi

ARTEMISIA GENTILESCHI

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Autentichiamo Gentileschi e rilasciamo certificati di autenticità dal 2002. Siamo esperti riconosciuti e periti certificati delle opere di Gentileschi. Rilasciamo certificati di autenticità e valutazioni per qualsiasi opera di Gentileschi.

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Ciascun COA è supportato da ricerche approfondite e relazioni analitiche di autenticazione.

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Riceverai i tuoi certificati di autenticità e la relazione di autenticazione solitamente entro due settimane. I casi più complessi, con dipinti o disegni di Gentileschi difficili da ricercare, richiedono più tempo.

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Artemisia Gentileschi nasce a Roma nel 1597. È una delle poche donne pittrici della storia dell’arte e soprattutto la prima donna a entrare all’Accademia delle Arti e del Disegno a Firenze. Si forma presso la bottega di suo padre Orazio. Per quanto riguarda la sua vita, si ricorda il terribile accadimento nel 1611 quando viene violentata da un pittore, Agostino Tassi, collaboratore del padre. A seguito dello stupro, si cerca di combinare un matrimonio riparatore, ma si scopre che Agostino Tassi è già sposato. Orazio, pertanto, il padre di Artemisia, decide di citare il Tassi in giudizio. Del 1612 abbiamo il processo durante il quale Artemisia viene pesantemente umiliata e torturata in nome di una falsa verità.
Dal 1613 al 1621, sotto la protezione di Michelangelo il Giovane, Artemisia è a Firenze, dove lavora per la galleria di Casa Buonarroti e dove realizza l'opera l' Inclinazione, per il soffitto. A Firenze è altresì introdotta alla corte di Cosimo II per il quale collabora. A dispetto dei molti riscontri documentari che provano questa collaborazione, quasi tutti i dipinti riferiti all'attività della Gentileschi a Firenze mancano di elementi sicuri di datazione.
Sul finire del 1620, Artemisia lascia Firenze per rientrare a Roma dove risiede col marito e la figlia. Di questo periodo è il Ritratto di gonfaloniere, a figura intera, delle Collezioni comunali d'arte a Bologna, mirabile pezzo di bravura, e Susanna e i vecchioni della Burghley House di Stamford (Lincolnshire).
La sua è una pittura autobiografica: nelle sue opere si riflette il tormento seguente lo stupro, forse per questo motivo i soggetti di Artemisia sono soprattutto delle eroine bibliche nelle quali si può identificare e nelle quali può proiettare la sua vicenda, come Giuditta e la Maddalena. Di Giuditta abbiamo la famosa tela: Giuditta e Oloferne, dove Artemisia Gentileschi affronta il momento dell’uccisione di Oloferne per mano di una determinata e vigorosa Giuditta e Giuditta e l'ancella, 1618-19 entrambe presso la galleria Palatina a Firenze. Della Maddalena abbiamo il famoso S. Maria Maddalena, anch'esso custodito agli Uffizi, galleria Palatina.
Al principio del 1630 la Gentileschi si trasferisce a Napoli, dove rimane fino al 1638 circa. Di questo periodo è la grande Annunciazione (1930), oggi conservata nel Museo di Capodimonte.
Sul finire del quarto decennio (fra il 1638 circa e il 1640), la Gentileschi accoglie un invito formulato da Carlo I d'Inghilterra per il tramite di uno dei fratelli di lei, Francesco, anch'egli pittore. Si reca così presso la corte reale inglese, sulle orme del padre Orazio, che allora versava in precarie condizioni di salute e che a Londra sarebbe morto il 7 febbraio 1639. Del periodo inglese della Gentileschi abbiamo l'Allegoria della Pittura, oggi parte della Collezione reale conservata a Londra, Kensington Palace.
Non è nota con precisione la data di morte dell'artista, probabilmente 1653.

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