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Marcello Fogolino

MARCELLO FOGOLINO

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Autentichiamo Fogolino e rilasciamo certificati di autenticità dal 2002. Siamo esperti riconosciuti e periti certificati delle opere di Fogolino. Rilasciamo certificati di autenticità e valutazioni per qualsiasi opera di Fogolino.

Le nostre autenticazioni dei dipinti e disegni di Fogolino sono accettate e riconosciute in tutto il mondo.

Ciascun COA è supportato da ricerche approfondite e relazioni analitiche di autenticazione.

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Riceverai i tuoi certificati di autenticità e la relazione di autenticazione solitamente entro due settimane. I casi più complessi, con dipinti o disegni di Fogolino difficili da ricercare, richiedono più tempo.

Tra i nostri clienti si trovano collezionisti di opere di Fogolino, investitori, autorità fiscali, assicuratori, periti, valutatori, banditori d’asta, gallerie d’arte, agenzie governative e svariati studi legali.

Nato verosimilmente a Vicenza tra il 1483 e il 1488, il Fogolino apprende i primi rudimenti dell’arte dal padre Francesco, modesto pittore di origine friulana. Il suo riferimento imprescindibile delle opere degli esordi, è pero Bartolomeo Montagna, come testimoniano l’Immacolata Concezione ora nella parrocchiale di Cornedo Vicentino (1505-06) e la Madonna col Bambino tra i santi Giobbe e Gottardo (1506-07) ora a Milano, Pinacoteca di Brera. La sua opera principale del periodo della giovinezza è l’Epifania della chiesa di S. Bartolomeo a Vicenza (1508-09), ora presso il Museo civico di Vicenza. Dopo il soggiorno veneziano, durato circa otto anni, il Fogolino rientra a Vicenza, dove realizza opere quali la Madonna col Bambino e santi già nella chiesa di S. Francesco nuovo (ora Berlino, Gemäldegalerie). Del 1519 è il vasto ciclo affrescato nel coro della chiesa di S. Domenico, mentre il 1521 apre il triennio friulano, estremamente significativo e ben documentato. Dipinto inaugurale del periodo è la pala dell’altare della parrocchiale di Pasiano di Pordenone (1521), raffigurante Sant’Antonio da Padova tra i santi Antonio Abate e Floriano, non valutabile a causa delle ridipinture; segue, nel medesimo anno, la commissione degli affreschi delle pareti del coro e dell’esterno dell’arco trionfale della chiesa di S. Lorenzo a Rorai Grande. Nel 1523 il pittore esegue l’ancona raffigurante San Francesco tra i santi Giovanni Battista e Daniele del duomo di Pordenone. Accusato di omicidio insieme al fratello e collaboratore Matteo, nel 1527 l’artista viene bandito in perpetuo dai territori della Serenissima e fugge a Trento; qui, a partire dal 1531, il principe vescovo Bernardo Clesio lo coinvolge, con Dosso Dossi e il Romanino, nella decorazione del Magno Palazzo, dove affresca il refettorio e la camera terrena del Torrion basso. Per il successore Cristoforo Madruzzo lavora nelle dimore vescovili di Castel Selva presso Levico (1536) e Castel Toblino (1536-39), nella residenza di Cavalese (1539-40), e nell’appartamento madruzziano di Castel Valer (1543-45). Nel 1545 il Fogolino realizza gli affreschi della sala delle Metamorfosi del castello di Cles, due anni dopo le Storie di Mosè nel palazzo del vescovo Philos Roverella ad Ascoli Piceno. Di nuovo in Friuli come informatore della Serenissima, entro il 1548 esegue per il conte di Gorizia, Francesco della Torre, le portelle di un Flügelatar con Storie di Mosè, in parte conservate (Gorizia, palazzo Lantieri).
Non si sa se fosse già morto nel luglio del 1559, allorché in una lettera spedita a Trento dalla reggenza di Innsbruck si chiedono notizie sul suo conto, in previsione dell'affidamento di un lavoro nella residenza imperiale di quella città.

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