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Domenichino

DOMENICHINO

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Domenico Zampieri, noto come Domenichino, nasce a Bologna nel 1581.
La sua opera e il suo percorso artistico sono collegati a quelle del suo grande rivale, Giovanni Lanfranco, contemporaneo formatosi come lui alla scuola carraccesca e recatosi a Roma nello stesso anno, il 1602, al seguito di Annibale Carracci. A Roma, dove può ammirare i capolavori di Raffaello Sanzio, Domenichino ha il privilegio di osservare i lavori di decorazione della volta della Galleria Farnese e di collaborare col Carracci in una delle opere. La tela Il guado, eseguita nel 1605 è emblematica per capire l'influenza del Carracci. La tela del Domenichino si ispira infatti chiaramente al Paesaggio con la fuga in Egitto del suo maestro.
Presso la Pinacoteca Vaticana si colloca un'altra tela suggestiva, datata 1614: l'Ultima comunione di San Girolamo, che il pittore riprende da un dipinto di identico soggetto realizzato negli ultimi anni del Cinquecento sempre da uno dei Carracci, Agostino, fratello di Annibale. Per tale motivo Lanfranco accusa Domenichino di plagio, anche se l'opera è un' ammirevole imitazione volta a superare quella di uno dei suoi maestri. Altro paesaggio di grande fascino e perfezione è La caccia di Diana della Galleria Borghese, dipinta nel 1617, che riprende la dolcezza delle forme e la purezza di Raffaello, ma anche la sensualità del Correggio.
A seguito di un breve periodo di assenza da Roma, il Domenichino vi fa ritorno nel 1621 a seguito dell'elezione di Gregorio XV Ludovisi, pontefice emiliano che elegge Domenichino e Guercino a suoi pittori di fiducia, a scapito di Lanfranco. La competizione con Lanfranco tocca l'apice quando Domenichino deve dipingere i Quattro evangelisti nei pennacchi della cupola della basilica di Sant'Andrea della Valle, affrescata dal rivale con l'Assunzione della Vergine, sicuramente il suo capolavoro. I lavori si svolsero in concomitanza a partire dall'anno 1621 e non mancarono curiosi episodi, come l'accusa del Domenichino a Lanfranco di averlo spinto da un'impalcatura.
Altro quadro importante del Domenichino è il Rimprovero di Adamo ed Eva del 1633, dove è evidente tutto l'amore del Domenichino per il classicismo, in una composizione raffaellesca che omaggia anche il genio di Michelangelo Buonarroti nella figura di Dio Padre, chiaramente ripresa dalla Creazione di Adamo della volta della Cappella Sistina. Realizzata in più versioni, l'opera viene donata nel 1693 a Luigi XIV, il Re Sole, ed oggi si trova in Francia presso il Museo di Grenoble.
Nel 1630 Domenichino si trasferisce a Napoli, dove a partire dal 1638 comincia la decorazione di altri quattro pennacchi di una cupola, quella della cappella del Tesoro nel Duomo della città, con scene della Vita di San Gennaro.
Muore a Napoli nel 1641.

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