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Salvador Dali

Salvador Dalí

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Salvador Felipe Jacinto Dalí nasce in Spagna, a Figueiras, nel 1904 ed è stato un virtuoso artista dalla natura poliedrica, attivo in materia di pittura, scultura, scrittura, fotografia, regia cinematografica e sceneggiatura e ricordato per la grande immaginazione di cui era dotato e per le rappresentazioni bizzarre delle sue opere surrealiste. La prima esposizione è datata all’anno 1925, occasione in cui viene notato da Picasso e Miró per la prima volta. Prima di incontrare e abbracciare il movimento surrealista negli anni 30, Dalí sperimenta anche in campo cinematografico, collaborando con Luis Buñuel per la realizzazione di Un chien andalou, conosce la musa ispiratrice e futura moglie “Gala” (pseudonimo di Elena Ivanovna Diakonova) e trova ispirazione anche nel futurismo e nel cubismo. Entrato nel circolo surrealista nel 1929, si interessa alla psicanalisi di Sigmund Freud e inizia a delineare quello che egli stesso definirà “metodo paranoico-critico”, molto apprezzato dai suoi colleghi surrealisti. Con tale espressione, Dalí si riferisce alla propria tecnica dell’“automatismo psichico” teorizzato da André Breton, metodo con il quale i surrealisti lasciavano emergere il proprio inconscio attraverso la pittura. A questo periodo risalgono le tele raffiguranti spazi onirici e simbolici, come i famosi orologi molli, ma anche stampelle, animali immaginari e soggetti distorti. La celebre tela intitolata “La persistenza della memoria” (1954), in cui compaiono orologi afflosciati e sul punto di liquefarsi completamente, rappresenta il culmine della poetica surrealista di Dalí. Tuttavia, a causa contrasti di natura politica scatenati dal rifiuto dell’artista di condannare esplicitamente il fascismo e dall’idea che l’arte possa essere concepita in un contesto apolitico, Dalí è espulso formalmente dal movimento surrealista nel 1934. Testimonianza del rapporto controverso che Dalí intendeva mantenere tra arte e politica e dell’audacia che lo ha sempre caratterizzato sono i tre dipinti dedicati a Hitler: “L’enigma di Hitler” (1939), “Metamorfosi di Hitler in un paesaggio al chiaro di luna” (1958) e “Hitler si masturba” (1973). Schieratosi a favore del regime franchista, Dalí torna ad un’espressione pittorica più classica che tuttavia non intende abbandonare il grande spirito di immaginazione di cui è dotato, accompagnando l’interesse per la matematica, le illusioni ottiche e le scienze naturali, come, in particolare, per il DNA e l’ipercubo, elaborato in “Crocefissione (Corpus Hypercubus)” (1954). In questo periodo, chiamato anche “misticismo nucleare”, in Dalí si nota l’interesse per la religione e il recupero della fede cattolica, riprendendo l’iconografia cristiana e rappresentandola disintegrando la materia e ispirandosi alla fisica nucleare. A questo periodo si riconducono tuttavia anche opere notevoli come “La stazione di Perpignan” (1965) e “Torero allucinogeno” (1968-70). Nel 1980 la salute dell’eccentrico pittore subisce un duro colpo e in poco tempo perde ogni capacità artistica a causa di danni al sistema nervoso. Dalì produrrà un solo altro lavoro, ceduto in dono al re Juan Carlos I di Spagna per ripagarlo del titolo di Marchese di Pubol, e il 23 gennaio 1989 scompare all’età di 84 anni in seguito a un attacco di cuore.
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