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Melozzo Da Forlc

MELOZZO DA FORLÌ

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Melozzo di Giuliano degli Ambrosi, detto Melozzo da Forlì, nasce a Forlì nel 1438 da una famiglia di artisti-artigiani. Considerato il massimo esponente della scuola forlivese di pittura nel XV secolo e tra i grandi del Rinascimento.
Nessun documento ci dà notizie certe della sua attività fino al 1477, quando era a Roma al servizio di Sisto IV. Pertanto, tutto quanto riguarda la sua formazione, i suoi viaggi e i suoi contatti con altri artisti, in totale circa vent'anni di attività, resta quindi nel campo delle ipotesi. Una fra queste è che si forma sulle teorie di Piero della Francesca, che conosce a Urbino e che segue a Roma nel 1459. È a Roma, alla corte del pontefice Sisto IV della Rovere, che Melozzo raggiunge presto i vertici della sua arte. La prima di tali imprese è l’affresco dell’abside della chiesa dei Santi Apostoli, per il cardinale Pietro Riario, nipote del pontefice, che raffigura l'Ascensione di Cristo in un cielo terso, lucente d’azzurro e di ori e di angeli musicanti, attorniato degli Apostoli, tra prospettive audaci e inediti scorci illusionistici che lasciano stupefatti i contemporanei e le future generazioni di pittori. Purtroppo di quel grande affresco non restano che quattordici pezzi divisi fra il Palazzo del Quirinale (Cristo in gloria) e la Pinacoteca Vaticana (le figure di Angeli e Apostoli) i soli sopravvissuti alle modifiche dei secoli. Nel 1489 il pittore è ancora a Roma per completare il lavoro nell'abside della Chiesa dei Santi Apostoli e realizzare il mosaico della Cappella di Sant'Elena nella chiesa di Santa Croce in Gerusalemme, con Gesù benedicente attorniato dagli evangelisti, in cui il pittore utilizza elementi della pittura bizantina. Altro affresco memorabile è la decorazione di una delle sacrestie monumentali del grandioso santuario pontificio, la Basilica della Santa Casa di Maria, a Loreto, di cui il Melozzo decora l’interno della cupola con figure ed elementi architettonici, capolavoro di sapienza prospettica e di bellezza ideale e che, per ragioni misteriose, non viene completato.
Ad Ancona, nel 1493, realizza la decorazione di alcuni soffitti del Palazzo Comunale, poi rientra a Forlì e accetta di decorare, con l'aiuto del suo allievo prediletto Palmezzano, la cappella gentilizia della famiglia Feo nella chiesa di San Biagio.
La cappella è il suo ultimo capolavoro. Muore nella sua città nel 1494.

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