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GIOVANNI COSTA

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Ottenere un Certificato di autenticità (COA) per le opere di Costa è facile. Basterà inviarci le foto e le dimensioni del tuo dipinto o disegno di Costa, specificando tutto quello che sai sull’origine o sulla storia dell’opera.

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Autentichiamo Costa e rilasciamo certificati di autenticità dal 2002. Siamo esperti riconosciuti e periti certificati delle opere di Costa. Rilasciamo certificati di autenticità e valutazioni per qualsiasi opera di Costa.

Le nostre autenticazioni dei dipinti e disegni di Costa sono accettate e riconosciute in tutto il mondo.

Ciascun COA è supportato da ricerche approfondite e relazioni analitiche di autenticazione.

I certificati di autenticità che rilasciamo per le opere di Costa sono redatti sulla base di indagini artistiche, ricerche di autenticazione, lavoro analitico e studi forensi solidi, affidabili e totalmente documentati.

Siamo a disposizione per esaminare i tuoi dipinti o disegni di Costa ovunque si trovino nel mondo.

Riceverai i tuoi certificati di autenticità e la relazione di autenticazione solitamente entro due settimane. I casi più complessi, con dipinti o disegni di Costa difficili da ricercare, richiedono più tempo.

Tra i nostri clienti si trovano collezionisti di opere di Costa, investitori, autorità fiscali, assicuratori, periti, valutatori, banditori d’asta, gallerie d’arte, agenzie governative e svariati studi legali.

Giovanni Costa nasce a Roma il 15 ottobre 1826. Il padre, originario di Santa Margherita Ligure, si era trasferito a Roma in giovane età. Il giovane Costa viene educato dapprima nel collegio dei gesuiti a Montefiascone. Negli anni 1842-45 frequenta il collegio Bandinelli e studia disegno con L. Durantini; lavora quindi negli studi di F. Coghetti e F. Podesti, ricevendone quella formazione soprattutto grafica e compositiva secondo i principi della cultura neoclassico-romantica che rimane fondamentale nella pratica artistica del pittore anche in seguito.
Dopo la restaurazione fugge ad Ariccia, dimorando nel 1850-53 nella pensione Martorelli, luogo di incontro di numerosi artisti tedeschi, inglesi, francesi. È questo un periodo di lavoro intenso e particolarmente proficuo per quella ricerca del 'vero' che il Costa considerava basilare per rinnovare il linguaggio artistico italiano.
Sono da datarsi agli anni fra il 1850 e il 1855 gli 'abbozzi' più felici di numerosi dipinti che il Costa elabora anche in anni seguenti: Donne che imbarcano legna a Porto d'Anzio (1850-52, Roma, Gall. nazionale d'arte moderna), Querce secche (1854), le Vedute di Ardea (1854-55), Vedute di Capri (Roma, coll. priv.), Dormono di giorno per pescare la notte (coll. priv.).
Nell'insieme della sua produzione artistica si può individuare un unico filo conduttore che ricongiunge le prime esperienze romantiche a quelle neorinascimentali e simboliste delle sue ultime opere. Emblematica a questo proposito è una delle opere più a lungo elaborate dal Costa: La Ninfa (1863-1895 c.; Roma, Gall. naz. d'arte mod.). La Ninfa, che il pittore porta con sé in ogni suo spostamento e che non volle mai vendere, diviene la depositaria di un complesso stratificarsi di diverse esperienze culturali e tecniche e finì col rappresentare l'ideale di 'eterno femminino' delle correnti del decadentismo fine secolo. Dopo Parigi il Costa trascorre l'inverno a Firenze lavorando assiduamente (fra l'altro vi esegue un delizioso ritratto, Ritratto di giovinetta, 1862 c.; coll. priv.).
Dal 1888 al 1895 il Costa porta a compimento impegnativi dipinti quali The first smile of the Morn-Shelley (1888, coll. Howard), La Verna, Il Serchio e le sue ninfe (1889, coll. priv.), Risveglio (1886-96, donato alla National Gallery di Londra), Ad Fontem Aricinum (1895, Pisa coll. priv.), Leda (1900 c., Roma, coll. priv.), oltre alla già menzionata Ninfa (Roma, Gall. naz. d'arte mod.). Negli ultimi anni la salute gli viene a mancare e, colpito nel 1897 da una commozione cerebrale, muore a a Marina di Pisa il 31 gennaio 1903.

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