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Michele Cammarano

MICHELE CAMMARANO
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Michele Cammarano nasce a Napoli il 23 febbraio 1835.
Nel 1853 si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Napoli, dove frequenta la scuola di Paesaggio di Gabriele Smargiassi e quella di Scenografia di Pietro Venier. Tra il 1854 e il ‘55 entra in contatto con Nicola Palizzi eseguendo con lui studi all’aperto a Capri, Cava e a Campobasso. Di questo periodo, attraverso la presa diretta dal vero, il Cammarano dà già prova significativa con i dipinti che espone nel 1855 alla mostra nel Real Museo borbonico, come i Crociati che tagliano un bosco (Napoli, Museo di S. Martino), e il Paesaggio invernale del 1857 (Napoli, Gallerie dell'Accademia). Nel 1859 concorre per il Pensionato romano con il paesaggio storico Anacoreta presso una spelonca (Napoli, Galleria dell'Accademia). Tra il 1860 e il 1870 il Cammarano compie esperienze pittoriche e umane determinanti per la sua formazione, come la partecipazione alle campagne garibaldine, che avranno influenza nella sua adesione ai temi della vita sociale e popolare. Nel 1861 va a Firenze dove espone un dipinto di argomento garibaldino, oggi perduto, intitolato Due martiri della patria, e partecipa alle discussioni con i Macchiaioli.
Al suo ritorno a Napoli partecipa alle mostre organizzate dalla Promotrice di Belle Arti dal 1862 al 1864: nel 1862 con 2 novembre, opera andata dispersa, e con Il Terremoto di Torre del Greco (Napoli, Museo di San Martino), nel 1863 con Ozio e lavoro (Napoli, Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte), e nel 1864 con il dipinto Buon tempo. Due anni dopo si trasferisce a Roma, dove resterà per gran parte della sua vita, fatta eccezione per qualche breve soggiorno a Venezia e a Parigi, entrando in stretto contatto con la committenza pubblica. A questo periodo appartiene il dipinto Le risorse della povera gente (1867), dove il Cammarano riaffronta con maggiore convinzione il tema della denuncia sociale. Nel 1868 entra in contatto con l'Accademia di Francia e nel marzo del 1870 si reca a Parigi per conoscere Courbet, ma viene attratto anche dalle opere di Gericault, Delacroix, Ingres, Millet e Rousseau. Al rientro dalla Francia, appena in tempo per partecipare alla liberazione della città, celebra l'evento con la Carica di Bersaglieri a Porta Pia, (Napoli, Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte), la prima delle grandi composizioni storiche. Ben presto la sua fama varca i confini nazionali; nel 1876 presenta all'Esposizione universale di Filadelfia il dipinto Un primo fallo; espone a Parigi nel 1878, e nel 1882 al Salon; nel 1898, al suo rientro dall'Africa, espone a San Pietroburgo; l'anno successivo a Monaco di Baviera, e, infine, a Londra nel 1904. Nel 1900, tornato a Napoli, subentra a Filippo Palizzi nella cattedra di Pittura di paesaggio presso l'Istituto di Belle Arti, incarico che ricoprirà fino al 1920, anno della sua morte.

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